Forfettario vs ordinario Italia

Forfettario o ordinario nel 2026? Confronta i due regimi su imposta sostitutiva, IRPEF a scaglioni e contributi INPS a partire da ricavi e costi. Gratis.

Forfettario vs ordinario Italia
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Carico totale (forfettario) —
Carico totale (ordinario) —
Risparmio con il forfettario —

Ci impegniamo sempre a utilizzare i dati più aggiornati per ogni variabile, affinché i nostri risultati e report siano il più accurati possibile. Ciononostante gli errori sono possibili: non affidarti soltanto a questo strumento o al suo report, e non ci assumiamo alcuna responsabilità per le decisioni prese sulla sua base.

A cosa serve

Questo strumento confronta il carico complessivo tra tasse e contributi in regime forfettario e in regime ordinario, così da capire quale dei due conviene di più alla tua attività in base a ricavi e costi.

Fonti dei dati e parametri

I valori seguenti alimentano questo calcolatore. Li manteniamo allineati agli ultimi dati ufficiali e ogni risultato viene ricalcolato automaticamente a ogni variazione.

ParametroValoreFonteUltimo aggiornamento
Aliquota imposta sostitutiva forfettario0,15gazzettaufficiale.itIn vigore dal 2026-01-01Aliquota di legge verificata in Gazzetta Ufficiale; invariata per il 2026.
Aliquota INPS gestione separata (professionisti)0,2607inps.itIn vigore dal 2026-01-01Aliquota indicata nella circolare INPS n. 8 del 3 febbraio 2026 per l'anno 2026.
Scaglioni e aliquote IRPEF 2026Tabella aliquoteagenziaentrate.gov.itIn vigore dal 2026-01-01L'aliquota del secondo scaglione è scesa dal 35 % al 33 % con la legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025.
Coefficienti di redditività per gruppo ATECOTabella aliquotegazzettaufficiale.itIn vigore dal 2026-01-01Coefficienti verificati sul testo della L. 190/2014 in Gazzetta Ufficiale; invariati dal 2015.

Ci impegniamo sempre a utilizzare i dati più aggiornati per ogni variabile, affinché i nostri risultati e report siano il più accurati possibile. Ciononostante gli errori sono possibili: non affidarti soltanto a questo strumento o al suo report, e non ci assumiamo alcuna responsabilità per le decisioni prese sulla sua base.

La formula

Forfettario: (ricavi x coeff x sostitutiva netto INPS) + INPS · Ordinario: IRPEF progressiva su (ricavi - costi - INPS) + INPS · Risparmio = carico ordinario - carico forfettario

Come funziona

Nel forfettario applica il coefficiente ai ricavi, calcola i contributi INPS e l'imposta sostitutiva. Nell'ordinario deduce i costi reali, calcola i contributi sul reddito e applica l'IRPEF progressiva a scaglioni. Poi mostra la differenza tra i due carichi.

Dove si usa

  • Decidere se restare o entrare nel regime forfettario
  • Vedere l'effetto dei costi reali sul confronto tra i due regimi
  • Quantificare il risparmio annuo di un regime rispetto all'altro

Esempio pratico

Con ricavi di 50.000,00 € e costi di 10.000,00 €, il carico in forfettario è … contro … in ordinario, con un risparmio di ….

Forfettario o ordinario: questo strumento fornisce una stima rapida e precisa. Inserisci i tuoi dati qui sopra per vedere subito il risultato.

Forfettario o ordinario: come scegliere

La scelta tra regime forfettario e regime ordinario è una delle decisioni più importanti per chi ha una partita IVA individuale in Italia. Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dal rapporto tra i ricavi che incassi e i costi che sostieni. Questo strumento mette i due regimi uno accanto all'altro e ti mostra, in euro, quale dei due comporta un carico complessivo minore tra imposte e contributi.

L'idea è semplice: inserisci i ricavi previsti, i costi reali dell'attività e il coefficiente di redditività legato al tuo codice ATECO. Lo strumento calcola separatamente il carico nel forfettario e quello nell'ordinario e ti dice qual è la differenza. Così puoi valutare la convenienza con numeri concreti invece che con impressioni generiche.

Come funziona il regime forfettario

Nel forfettario non conta quanto spendi davvero. Il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge, diverso per ogni categoria di attività. La parte restante è considerata forfettariamente assorbita dai costi e non viene tassata.

Sul reddito imponibile così determinato si deducono i contributi previdenziali versati e si applica un'imposta sostitutiva unica: il 15% in via ordinaria, ridotto al 5% per le nuove attività che rispettano i requisiti nei primi cinque anni. L'imposta sostitutiva prende il posto dell'IRPEF, delle addizionali e dell'IRAP. Il grande pregio del regime è la semplicità e la prevedibilità: sai in anticipo quale percentuale dei ricavi diventerà imponibile.

Come funziona il regime ordinario

Nel regime ordinario si segue la logica classica: si parte dai ricavi, si sottraggono i costi deducibili e si ottiene il reddito. Su questo reddito si calcolano i contributi INPS, che sono deducibili, e sul reddito netto dei contributi si applica l'IRPEF progressiva a scaglioni.

Nel 2026 gli scaglioni IRPEF prevedono il 23% fino a 28.000 euro, il 33% da 28.000 a 50.000 euro e il 43% oltre i 50.000 euro. A questi si aggiungono le addizionali regionali e comunali. La progressività significa che le aliquote più alte colpiscono solo la parte di reddito che eccede ciascuna soglia, non l'intero reddito. Il vantaggio dell'ordinario è la deducibilità integrale dei costi reali e la possibilità di usare detrazioni personali.

Il ruolo dei costi

Il fattore decisivo del confronto è il livello dei costi. Nel forfettario l'abbattimento è fisso: se il tuo coefficiente è il 78%, il regime presume che il 22% dei ricavi sia assorbito da costi, e su quella parte non paghi. Se i tuoi costi reali sono inferiori a quel 22%, il forfettario ti sta regalando una deduzione superiore a quella che avresti nell'ordinario.

Se invece i tuoi costi reali superano la quota abbattuta, l'ordinario ti consente di dedurli tutti e può diventare più conveniente, nonostante le aliquote nominali più alte. Provando a modificare la voce dei costi nello strumento vedrai chiaramente il punto in cui la convenienza si ribalta da un regime all'altro.

Un esempio concreto

Prendiamo ricavi di 50.000 euro, costi di 10.000 euro e coefficiente del 78%. Nel forfettario l'imponibile è 39.000 euro; dopo i contributi INPS e l'imposta sostitutiva il carico complessivo si aggira sui 14.492 euro. Nell'ordinario il reddito è 40.000 euro; dopo la deduzione dei contributi e l'IRPEF a scaglioni il carico sale a circa 17.387 euro. Il risparmio con il forfettario è quindi di circa 2.895 euro all'anno.

Con costi molto più alti il quadro cambia. Se sugli stessi 30.000 euro di ricavi i costi fossero 25.000 euro, l'ordinario permetterebbe di dedurli integralmente e risulterebbe più conveniente del forfettario, che ignora quei costi. Il grafico a barre mette i due carichi fianco a fianco e rende immediato il confronto.

A chi serve questo strumento

  • Chi sta per aprire una partita IVA e deve scegliere il regime di partenza
  • Chi è già in forfettario e vuole verificare se conviene ancora
  • Chi ha visto crescere i costi dell'attività e sospetta che l'ordinario sia migliore
  • Chi si avvicina alle soglie di ricavi del forfettario e prepara il passaggio

Cosa tenere a mente

Il confronto è una stima costruita sulle aliquote e sugli scaglioni del 2026. Lo strumento considera la deduzione dei contributi in entrambi i regimi e l'IRPEF progressiva nell'ordinario, ma non calcola le detrazioni personali come familiari a carico, spese sanitarie o interessi sul mutuo, che nell'ordinario possono ridurre ulteriormente l'imposta e spostare la convenienza.

Considera anche che il forfettario ha requisiti di accesso e soglie di ricavi da rispettare, e che l'uscita dal regime segue regole precise. Usa il risultato come punto di partenza per una valutazione più approfondita e conferma sempre la scelta con il tuo commercialista, che potrà tenere conto di tutti gli elementi della tua situazione.

Come sfruttarlo al meglio

Inserisci prima i tuoi dati reali di ricavi e costi e osserva quale regime risulta più leggero. Poi prova a far variare i costi verso l'alto: individuerai il punto di pareggio oltre il quale l'ordinario diventa più conveniente. Cambia infine il coefficiente per capire quanto la tua categoria ATECO influisce sul risultato.

Ripeti il confronto ogni anno, perché ricavi, costi, aliquote e scaglioni cambiano nel tempo. Un regime che conviene oggi potrebbe non essere il migliore fra due anni, e viceversa. Tenere l'abitudine di rifare il confronto ti aiuta a non pagare più tasse del necessario.

Oltre le tasse: altri fattori nella scelta

Il confronto numerico tra i due regimi è il punto di partenza, ma la decisione finale coinvolge anche elementi non fiscali. Il regime forfettario ha una gestione contabile molto più leggera: niente registrazione analitica dei costi, niente liquidazioni IVA periodiche, adempimenti ridotti. Questo si traduce in minori costi di commercialista e in meno tempo dedicato alla burocrazia, un vantaggio che non compare nel calcolo delle imposte ma incide sul risultato complessivo.

Il regime ordinario, dal canto suo, offre più flessibilità. Permette di dedurre integralmente i costi, di recuperare l'IVA sugli acquisti e di utilizzare tutte le detrazioni personali. Per attività con investimenti importanti o con margini bassi, questa flessibilità può valere più della semplicità del forfettario. La scelta, quindi, dipende dai numeri, e anche dal tipo di attività e dalla sua fase di sviluppo.

Come cambia il confronto nel tempo

Un errore comune è considerare la scelta del regime come definitiva. In realtà la convenienza può cambiare di anno in anno al variare di ricavi, costi, aliquote e scaglioni. Un'attività che nasce con pochi costi e trova conveniente il forfettario può, crescendo, sostenere costi maggiori e avvicinarsi alle soglie di ricavi, spostando l'equilibrio verso l'ordinario.

Per questo conviene rifare il confronto ogni anno, idealmente in fase di pianificazione, prima che l'anno fiscale sia troppo avanzato. Usare lo strumento con proiezioni realistiche di ricavi e costi ti permette di anticipare il momento in cui cambiare regime diventa conveniente, invece di accorgertene con un anno di ritardo. La flessibilità di rivedere periodicamente la scelta è essa stessa una forma di risparmio fiscale.

Questa è una informazione generale utile a pianificare e confrontare e non costituisce una consulenza fiscale.

Informazioni su questo strumento: forfettario o ordinario

Forfettario o ordinario: usa questo strumento per ottenere una stima precisa immediata. I valori seguono le regole ufficiali e sono aggiornati per il 2026. Modifica i campi in base alla tua situazione oppure sfoglia tutti i nostri calcolatori per pianificare il passo successivo.

Tax year 2026

Frequently asked questions

Qual e la differenza principale tra forfettario e ordinario?
Nel regime forfettario i costi non si deducono analiticamente ma vengono sostituiti da un abbattimento forfettario legato al coefficiente ATECO, e si paga un'unica imposta sostitutiva. Nel regime ordinario, invece, i costi reali si deducono per intero e sul reddito si applica l'IRPEF progressiva a scaglioni, con addizionali regionali e comunali. Chi ha pochi costi tende a preferire il forfettario, chi ne ha molti può trovare più conveniente l'ordinario.
Come si calcola il carico fiscale nel regime forfettario?
Si moltiplicano i ricavi per il coefficiente di redditivita per ottenere il reddito imponibile. Da questo si deducono i contributi INPS e sulla differenza si applica l'imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per le nuove attività. Il carico complessivo e la somma di contributi e imposta sostitutiva. I costi reali non entrano nel calcolo, indipendentemente da quanto hai speso davvero.
Come si calcola il carico fiscale nel regime ordinario?
Prima si determina il reddito sottraendo i costi deducibili ai ricavi. Su questo reddito si calcolano i contributi INPS, che sono a loro volta deducibili. Sul reddito netto dei contributi si applica l'IRPEF progressiva a scaglioni. Il carico complessivo somma contributi e IRPEF. Lo strumento usa una versione semplificata che considera i tre scaglioni IRPEF del 2026 ma non tutte le detrazioni possibili.
Il regime forfettario conviene sempre?
No. Conviene quando i costi reali sono inferiori all'abbattimento forfettario garantito dal coefficiente. Se hai costi molto elevati, superiori alla quota abbattuta, il regime ordinario ti permette di dedurli integralmente e può risultare più vantaggioso nonostante le aliquote più alte. Il confronto dipende quindi dal rapporto tra ricavi e costi della tua attività specifica.
Il confronto tiene conto di detrazioni e deduzioni personali?
Solo in parte. Lo strumento considera la deduzione dei contributi INPS in entrambi i regimi e l'IRPEF a scaglioni nell'ordinario, ma non calcola detrazioni per familiari a carico, spese sanitarie, mutui o altre voci personali che nel regime ordinario possono ridurre l'imposta. Per questo il confronto va inteso come stima di partenza e non come calcolo definitivo.
Posso passare dal forfettario all'ordinario e viceversa?
Si, ma con delle regole. Si esce dal forfettario se si superano le soglie di ricavi previste o se vengono meno i requisiti. Il passaggio ha effetto dall'anno successivo o, in alcuni casi di superamento marcato, già dall'anno in corso. Prima di cambiare regime conviene simulare entrambi gli scenari con numeri realistici e confrontarli con il tuo commercialista.
Cosa serve sapere sul ruolo dei costi?
Il fattore decisivo del confronto è il livello dei costi. Nel forfettario l'abbattimento è fisso: se il tuo coefficiente è il 78%, il regime presume che il 22% dei ricavi sia assorbito da costi, e su quella parte non paghi. Se i tuoi costi reali sono inferiori a quel 22%, il forfettario ti sta regalando una deduzione superiore a quella che avresti nell'ordinario.

Informazioni sull’autore

Taha Kheirandish

Scritto e verificato da

Taha Kheirandish

Studente di economia e ricercatore indipendente

Taha Kheirandish legge i codici fiscali come altri leggono le mappe: per capire dove un sistema porta davvero, non dove dice di portare.

Studia economia e il suo lavoro qui è comparativo per scelta. Il bonus per il pensionamento posticipato in Québec, l’indennità chilometrica tedesca, il tetto agli aumenti degli affitti nei Paesi Bassi: ognuna è una decisione su come il denaro debba muoversi, e ognuna si legge in modo diverso quando la si mette accanto ad altre otto. Costruisce e verifica questi calcolatori su nove mercati partendo dalle fonti primarie: la norma invece di un riassunto, la circolare del ministero invece della notizia che la cita.

È anche il criterio editoriale del sito. Ogni aliquota, ogni soglia e ogni scaglione porta qui il documento da cui è stata letta e la data in cui ha effetto, e viene ricontrollata quando cambia la legge, non quando qualcuno se ne accorge.

È un ricercatore, non un consulente abilitato, e nulla in questo sito è consulenza finanziaria personalizzata. Sono calcoli fatti con cura e con le fonti in chiaro, perché possiate verificarli e portarli a chi invece può darvi un parere.

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